di Francesco Indovina
Lun, 22/02/2010 - 06:37
La scuola Spero che l’avvocato Mariastella Gelmini, ministro dell’istruzione, domenica sera, nonostante aspetti un bambino/a, nonostante l’impegno che mette nel difendere Bertolaso, (sarà un fervido cattolico anche lui?), abbia avuto il tempo di televedere la trasmissione di Riccardo Iacona dedicata alla scuola, e si sia … vergognata. La trasmissione ha esplorato alcuni “casi” di scuole al nord e al sud. È emerso che : a) la Regione Lombardia discrimini la scuola pubblica rispetto a quella privata, il sostegno alle famiglie per la prima è ¼ rispetto a quello che si offre a chi frequenta la privata, a questo sostegno sono ammesse famiglie con un reddito tre volte superiore a quello privato. L’assessore regionale non si è vergognato di tale discriminazione ma anzi l’ha esaltata; b) le famiglia che hanno un bambino con un handicap, per il taglio nel numero e nelle ore degli insegnanti di sostegno non sanno come fare (forse il ministro prende un po’ troppo alla lettera l’insegnamento di Gesù “beati gli ultimi perché di loro sarà il regno dei cieli” per cui gli ultimi nel regno della terra possono essere ulteriormente angariati); c) nelle scuole parificate non si riesce a trovare un bambino immigrato, con una preside che spiega che è meglio così perché si troverebbero in imbarazzo; d) nelle scuole dell’obbligo dati le scarse assegnazione di risorse le direttrici si trovano nella condizione di dover chiede un contributo alle famiglie (alcune delle quali si trovano nell’impossibilità di aderire alla richiesta per piccolo che sia il contributo); e) mancano riscaldamento, attrezzature, palestre, ed anche … le sedie; f) lo stato degli edifici, soprattutto nel sud, è insostenibile per mancanza di manutenzione, per assenza di impianti a norma, per evasione delle norme antisismiche, con tubi rotti, soffitti cadenti e marci, ecc.
Ministro non si nasconda dietro la divisione delle competenze, dietro la responsabilità delle Provincie e delle Regioni, non invochi autonomia e federalismo, si deve solo … vergognare. I suoi programmi di riforma, qualsiasi sia il giudizio sui medesimi, sono assolutamente inutili, scuole disastrate, condizioni di vivibilità insufficienti, mancanza di insegnanti, inadeguati mezzi, ecc. ecc. rendono inutile qualsiasi riforma. La vivibilità è fondamentale per l’apprendimento.
Non tutte le scuole sono come quelle presentate nel servizio televisivo, ma questa non può essere una giustificazione.
Ministro se non riuscisse a garantire condizioni favorevoli all’apprendimento a tutti gli studenti dovrebbe semplicemente dimettersi e sperare che i suoi successori possano garantire scuole adeguate al suo nascituro come a tutti gli altri bambini e ragazzi.
Baste con le mutande
Gli aspetti sessuali dello scandalo che ha investito i lavori della Protezione civile sembrano assorbire l’attenzione dei media e, di riflesso, dell’opinione pubblica. Il degrado del “femminile” è totale e crescente, parte dai palazzi e dalle ville in alto, attraversa la TV e arriva in basso, e da qui riparte verso l’alto, in un flusso continuo alto-basso e viceversa. Il corpo come merce di scambio, anche in … conto terzi (il così detto utilizzatore finale) è spiegabile con il … mercato, la “potenza” del denaro e il senso di impunità del potere.
Si tratta di un aspetto non da trascurare proprio per le implicazione di “modello”, ma sarebbe pericoloso per la salute civile del paese se l’attenzione al “sesso”, alle sue articolazioni, e alla sua particolare forma di mercato assorbisse tutta la nostra attenzione e opacizzasse il resto.
Il resto è molto grave: soldi, favori, sistemazione dei figli, incarichi professionali ben pagati e senza contropartita, regalie di case, mobili e auto, i familiari tutti in società che trafficano all’ombra del “parente” potente, prezzi lievitati, lavori fatti male, coinvolgimento di imprese in odore di criminalità organizzata, implicazione di magistrati, ecc. E non si tratta solo dei lavori della Protezione civile, anche se resta un bel bubbone, ma di un’ampia serie di opere pubbliche e di “eventi” , in un degrado dell’attività economica e delle coscienze collettive: corruzione e concussione si sposano (e vengono in qualche modo giustificati) dal “tengo famiglia”. Tutto ancora da provare, ma il quadro che viene fuori è della peggiore Italia.
Forse, come dice il presidente Fini, non è tangentopoli ma famelica voglia di soldi e favori individuale, sarà, ma come denunzia la Corte dei conti i reati di corruzione e concussione sono in forte aumento. Berlusconi è il più bonario: si tratta di qualche “birbante”.
La società è malata, del resto come dice il proverbio “ il pesce puzza dalla testa”. Sarebbe interessante che il fronte dell’omertà imprenditoriale presentasse delle crepe, sembra ci siano le prime avvisaglie. Ma anche se si manifestasse il rigetto di questa pratica da parte delle imprese, anche se un’onda di rivolta della “società civile” (sempre meno “civile”) si abbattesse sugli scogli del male affare, si tratterebbe di un film già visto con gli esiti che conosciamo. Come ai tempi di “tangentopoli”, la politica non sarebbe pronta a coglierne le esigenze: la maggioranza perché, se da una parte proprio a partire da quella rivolta ha fondato le sue fortune politiche ed elettorali dall’altra parte ha tradito quel sentimento e ha costruito un sistema che ha portato al degrado attuale; l’opposizione perché attardata in uno sperimentalismo politico che non pare abbia dati risultati adeguati. Della necessità di una nuova politica di sinistra si ha piena consapevolezza, ma essa non può nascere in laboratorio ma solo nella messa in discussione delle tante identità e nel vivo del confronto con i bisogni con, anche, lo scontro con le cattive espressioni della società. Un impegno per la costruzione di una società già oggi più giusta e più parsimoniosa.
Protezione civile SpA
La “Protezione civile SpA” è abortita (quando quella delle forze armate farà la stessa fine?); su questo felice evento hanno pesato i provvedimenti giudiziari in corso, ha pesato l’opposizione parlamentare e politica, ma sembra di capire che abbia pesato anche una certa insofferenza delle “imprese”, ovviamente di quelle fuori dal giro e forse anche di qualcuna del giro. Ma quello che resta del decreto non è meno grave, ma pare che l’opposizione riesce a fare breccia tagliando il peggio, vedremo alla fine cosa resta.
Fare, fare, fare e Berlusconi … traballa
Non ci vuole un grande acume per capire che la difesa di Bertolaso da parte di Berlusconi è un fatto di egoismo politico: difendendo il sottosegretario il cavaliere Berlusconi, dalla doppia capigliatura, difende se stesso. Del “fare” egli aveva fatto la sua bandiera, l’imprenditore che va in politica e vi porta la filosofia dell’impresa: realizzare, fare, concretezza, realizzazione e … pubblicità. Ma mentre di quella filosofia si è visto sostanzialmente la pubblicità (annunzi, dichiarazioni roboanti, autoincensamento, falsità) e la lotta alla … concorrenza cercando di metterla in angolo, del fare si è visto molto meno e appena si alza la pietra del “fatto” sotto si trova un verminaio di corruzione e scandali. È così che allora il “fare” rischia di diventare la pietra al collo di un suicida, e Berlusconi non vuole suicidarsi, e difende l’indifendibile, anche perché si è accorto che all’interno del “suo” partito si svolge una furiosa lotta di potere (per la successione).
È sicuramente insopportabile la lentezza con cui lo Stato (nelle sue diverse articolazioni) realizzi le opere che sarebbero necessarie (una per tutte: la messa in sicurezza delle scuole), ma non può essere assolutamente accettato che per “fare” sia necessario saltare ogni controllo, ogni procedura e pagare, pagare, pagare, con opere che finiscono per costare il doppio e anche più, e con il degradare la società.
Ma attenzione pare di capire, anzi è esplicito che per fare male, nel senso dei costi e della corruzione, è necessario un piccolo accorgimento, quello che possiamo chiamare un uso appropriato del tempo. È necessario cioè, che per un evento previsto dopo dieci anni, si lascino scorrere con tranquillità i primi otto anni, così l’evento diventa “emergenza” e scende in campo allora la Protezione civile, i suoi “amici” e gli amici degli amici, i parenti, ecc. (ironia della storia, i più vecchi forse si ricordano del “conto protezione”?). Nell’emergenza tutto è … possibile. Come la realizzazione di opere che saranno pronte due anni dopo la celebrazione dell’evento per il quale sono state programmate.
Processi e assoluzioni mediatici
I processi mediatici sono insopportabili perché l’espressione di un degradare del dibattito civile (tutto tranne che informazione). Ma non di meno lo sono le assoluzioni mediatiche. In questi giorni non si può aprire la TV senza incontrare il sottosegretario Bertolaso che continua a spiegarci che è guidato dall’interesse del paese e che per questo si è sacrificato senza risparmio. Va bene, basta. Sarà vero che quello che si dice di lui sono solo falsità (lui è tutto lavoro e famiglia), ma quelli che ha scelto ne hanno fatto di cotte e di crudo, i lavori sotto la sua responsabilità sembrano essere al centro di affari, favori e corruzioni e lievitazioni. Ha per questo motivi abbondanti per dimettersi, ma i suoi protettori (Berlusconi e Letta) lo sconsigliano non per amore ma perché temono di essere travolti. Chi sa se tra una trasmissione e l’altra ha tempo di riflettere in che senso e perchè è oggetto d’amore da parte del premier, o forse non gli importa gli basta …l’amore e il potere (con i connessi).
Scudo fiscale, rimpatri, riciclaggio, ecc.
Che lo scudo fiscale potesse essere strumento per ottenere il timbro di legittimità dello Stato su soldi da riciclare è stato già scritto, ora si ha la conferma dalla Banca d’Italia e dalla Direzione Antimafia. Si può aggiungere la voce che viene da ambienti che se ne intendono, che alcuni abbiano “scudato” delle cifre non ancora illegalmente trasferite all’estero, in modo da sfruttare il vantaggio dello scudo anche quando lo scudo non ci sarà più. Tutte cose che in un paese che ha finito per aborrire le “regole” , come il nostro, possono succedere.
Ma sui risultati dello scudo è in atto una polemica del governo contro la Banca d’Italia la quale, sulla base dei documenti bancari che sono sotto il suo controllo, ha contabilizzato il rientro effettivo, cioè soldi veri tornati in Italia, nella misura di solo il 40% del totale “scudato”; il rimanente 60% ha usufruito dello “scudo” ma è rimasto all’estero.
Sembra una notizia interessante, non so se allarmante o meno, ma sicuramente un dato sul quale vale la pena di … ragionare. No, il governo accusa la Banca d’Italia di fare “opposizione” e per controbattere indica l’ammontare totale delle somme che hanno utilizzato lo scudo (93 miliardi di €), ma niente dice quanto di questa cifra sia effettivamente rientrata e quanto sia rimasta all’estero.
Il governo invece di preoccuparsi, indagare, approfondire, correggere, e, insomma, fare tutto il possibile per evitare “porcherie” all’ombra dello scudo, che fa, sbraita e se la prende con le… statistiche della Banca d’Italia.
Citazioni: nel bene e nel male
-“Gianfranco (Fini) ti assicuro, sono realmente rammaricato, dirò a mio fratello di vendere Il Giornale”, Silvio Berlusconi, il Corriere della Sera, 19/2/1010 (a proposito di un articolo del Il Giornale contro il fratello di Fini n.r.)
- “Il premier, plurindagato per corruzione, che si impegna a varare una legge per porle freno, è forse la sua barzelletta più riuscita”, Massimo Donadi, La Repubblica, 20/2/2010
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