Difendere l'autodeterminazione delle donne è difendere la Costituzione

di Chiara Acciarini*

Lun, 19/05/2008 - 21:30

Chissà se in quell'“insieme se po’ fa” – vera chiave di lettura del discorso di Berlusconi alle Camere sulla questione di fiducia – rientrerà la modifica sostanziale, anche se forse non formale, della 194. Al momento non è dato saperlo così come non è dato sapere se all’incontro fra Maroni e Minniti, fra Prestigiacomo e Realacci, seguirà presto anche un incontro fra Carfagna e Franco, le due ministre - rispettivamente - del governo e del governo-ombra più direttamente coinvolte sul tema della 194, la legge che consente l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) e che, in trent’anni, ha permesso di dimezzare il numero degli aborti nel nostro paese.
Non è dato saperlo, crediamo, per almeno due motivi.
Il primo è che il  tema relativo alla dimensione laica dello stato come garanzia di libertà nelle scelte individuali è quasi del tutto assente dal dibattito politico e dall’idillio attualmente in corso fra maggioranza e opposizione. Un'assenza che solo in parte può essere giustificata col ricorso, del tutto condivisibile, all'intangibilità della sfera etica dei singoli - sfera che nessun altro limite dovrebbe ammettere se non che la tutela dei diritti degli “altri” - ma che, in realtà, rivela l'enorme ritardo accumulato dal nostro paese nell'affrontare le cosiddette questioni eticamente sensibili. Basti  pensare ai disegni di legge – di origine governativa e non - sulle coppie di fatto, sul testamento biologico, sulla fecondazione assistita che anche nel corso della precedente legislatura hanno avuto vita difficile e improduttiva. 
Il secondo motivo ha a che fare col ruolo sempre più preponderante e invasivo assunto, in Italia, dal Vaticano. Appena formatosi il nuovo governo, infatti, Papa Ratzinger – che non perde occasione per attaccare qualsiasi legge esistente ispirata a principi di laicità - è subito partito all’attacco e, certo della “riconosciuta sensibilità” rispetto a questi temi di alcuni esponenti del governo, non ha esitato a definire la 194 come una vera e propria “ferita per la nostra società”. Ad allinearsi per prima, Mara Carfagna, neo ministra alle pari opportunità, che ha sottolineato la necessità di ”applicare la cultura della vita” mentre le più preparate e sottili Roccella e Prestigiacomo hanno l'una auspicato l'adeguamento della legge “non dal punto di vista legislativo, ma da quello delle linee guida”, l'altra definito alcuni consultori “covi di sinistra”. “Sembrano sezioni del vecchio PCI”, ha detto senza mezzi termini e, purtroppo, senza nemmeno un briciolo di ironia, Stefania Prestigiacomo.
Ma, allora, che cosa si intende realmente fare? La strada extralegislativa non deve assolutamente tranquillizzare, anzi.
Piuttosto, è di fronte a un Parlamento sotto anestesia, preda di una melensaggine quasi incredibile nell’esaltare l’accordo fra Berlusconi e Veltroni che proprio agli atti non legislativi bisognerà prestare sempre più attenzione. Poiché fra coloro che siedono in Parlamento non vi è più grande differenza progettuale, è probabile che il confronto avvenga al di fuori delle aule parlamentari, alla non tanto disperata ricerca di un accordo su temi che riguardano la sfera privata delle persone e che  potrebbero essere oggetto di pacate manipolazioni e serene convergenze.
E se extraparlamentare diviene l’azione del Governo, extraparlamentare può e deve essere l’opposizione di chi non accetta che i principi (pur rispettabilissimi) di una religione divengano - a colpi di “linee guida” o di “indirizzi” - le norme cui tutti i cittadini di un paese devono uniformarsi, indipendentemente dalle proprie scelte etiche e religiose.
Ma c'è di più. Difendere l’autodeterminazione della donna vuole dire, insieme, difendere una Carta Costituzionale oggetto – oggi - di continue minacce. Coloro che parlano e straparlano della legge sull'aborto - siano essi ministri, sottosegretari, parlamentari - non dovrebbero mai dimenticare che la Corte costituzionale, chiamata a suo tempo a pronunciarsi sulla costituzionalità della legge 194,  non si sottrasse all’interrogativo più delicato che quella legge poneva: sono i diritti della donna contrapposti a quelli dell’embrione. La conclusione della Corte fu che proprio la Costituzione – nel tutelare la donna e i suoi diritti – alla donna attribuiva, insieme, il peso e la gravosissima responsabilità di scegliere se proseguire o meno una gravidanza. Di questo vorremmo che si parlasse, anche tra una stretta di mano e una pacca sulle spalle. Di diritti, di rispetto della donna, della necessità di un riferimento costante allo stato democratico e laico i cui principi devono essere alla base di tutte le scelte normative. Per questo contiamo sull’impegno di tutti e di tutte: è un tema ineludibile, sul quale non sono ammesse incertezze e scelte di comodo che, nella sostanza, privilegerebbero le impostazioni – senza se e senza ma - della Chiesa cattolica. Impostazioni conformi ad una dottrina religiosa, ma non alla nostra Costituzione.

* del Direttivo di Sd


donna di denari