di Fabio Mussi
Gio, 11/03/2010 - 06:34
Tutti i giornali, a proposito del gruppo prosperato all’ombra della Protezione civile (Balducci, Anemone e soci), e di altri casi di cronaca criminale (vaste reti politico-affaristico-mafiose), usano il termine “cricca”. C’è un illustre precedente:
“Carattere del popolo italiano che si può chiamare apoliticismo. Questo carattere, naturalmente, è delle masse popolari, cioè delle classi subalterne. Negli strati superiori e dominanti vi corrisponde un modo di pensare che si può dire corporativo, economico, di categoria, e che del resto è stato registrato nella nomenclatura politica italiana col termine di consorteria, una variazione italiana della cricca francese e della camarilla spagnuola (..). Una varietà di questo apoliticismo popolare è il pressappoco della fisionomia dei partiti tradizionali, il pressappoco dei programmi e delle ideologie. Perciò anche in Italia c’è stato un settarismo particolare, non di tipo giacobino alla francese o alla russa (..). Il settarismo negli elementi popolari corrisponde allo spirito di consorteria nelle classi dominanti, non si basa su principi, ma su passioni anche basse e ignobili e finisce coll’avvicinarsi al punto di onore della malavita e all’omertà della mafia e della camorra.”
E’ Antonio Gramsci, un passo titolato “Passato e presente” del Quaderno 14 dei “Quaderni del carcere”. Siamo nei primi anni Trenta, e Gramsci riflette sulla Storia d’Italia prefascista e fascista. Sembra scritto ieri, a commento degli ultimissimi fatti di cronaca. Sembra parlare del berlusconismo e della crisi della sinistra, di cui siamo stati testimoni nell’ultimo quindicennio. Una tale rappresentazione è stata superata con l’antifascismo, la Resistenza, la Repubblica democratica e i grandi partiti di massa moderni. Ma ora la storia lunga si vendica. Sotto la maschera del Nuovo e del Moderno sono riapparsi in tempi recenti gli antichi caratteri di una fragile Nazione nata tardi. Quelli su cui riflette Gramsci. Ma c’è qualcosa di ancora interessante che segue nel testo:
“Questo apoliticismo, unito alle forme rappresentative (specialmente dei corpi elettivi locali) spiega la deteriorità dei partiti politici, che nacquero tutti sul terreno elettorale”. Da qui una “selezione alla rovescia”.
Per chi volesse una lettura completa, siamo alla pag. 1663 e segg. dell’edizione critica dei Quaderni, pubblicata da Einaudi a cura di Valentino Gerratana. Passato e presente, appunto.
C’è però un altro fortissimo collegamento analitico, che mette in relazione la scoperta di “cricche” con il recentissimo inedito episodio di strappo costituzionale in materia elettorale operato con decreto dal governo di destra. Sempre Gramsci: “Il sovversivismo popolare è correlativo al sovversivismo dall’alto, cioè al non essere mai esistito un dominio della legge, ma solo una politica di arbitrii e di cricca personale o di gruppo”.
Mi sembrano temi maledettamente attuali, e da riprendere di petto, se si vuole costruire una nuova sinistra e un nuovo centrosinistra, che non solo sovrasti elettoralmente la destra, ma che riprenda il cammino della Repubblica democratica italiana. Sbaragliando l’“apoliticismo” popolare, e cricche e consorterie delle classi dominanti. Fondamentale –secondo l’idea di Gramsci- è superare “il pressappoco della fisionomia dei partiti, il pressappoco dei programmi e delle ideologie”. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, ma le analogie sono impressionanti, e problemi di portata storica spalancati di fronte a noi.
Ne vogliamo discutere?Tutti i giornali, a proposito del gruppo prosperato all’ombra della Protezione civile (Balducci, Anemone e soci), e di altri casi di cronaca criminale (vaste reti politico-affaristico-mafiose), usano il termine “cricca”. C’è un illustre precedente:
“Carattere del popolo italiano che si può chiamare apoliticismo. Questo carattere, naturalmente, è delle masse popolari, cioè delle classi subalterne. Negli strati superiori e dominanti vi corrisponde un modo di pensare che si può dire <corporativo>, economico, di categoria, e che del resto è stato registrato nella nomenclatura politica italiana col termine di consorteria, una variazione italiana della cricca francese e della camarilla spagnuola (..). Una varietà di questo <apoliticismo> popolare è il <pressappoco> della fisionomia dei partiti tradizionali, il pressappoco dei programmi e delle ideologie. Perciò anche in Italia c’è stato un <settarismo> particolare, non di tipo giacobino alla francese o alla russa (..). Il settarismo negli elementi popolari corrisponde allo spirito di consorteria nelle classi dominanti, non si basa su principi, ma su passioni anche basse e ignobili e finisce coll’avvicinarsi al punto di onore della malavita e all’omertà della mafia e della camorra.”
E’ Antonio Gramsci, un passo titolato “Passato e presente” del Quaderno 14 dei “Quaderni del carcere”. Siamo nei primi anni Trenta, e Gramsci riflette sulla Storia d’Italia prefascista e fascista. Sembra scritto ieri, a commento degli ultimissimi fatti di cronaca. Sembra parlare del berlusconismo e della crisi della sinistra, di cui siamo stati testimoni nell’ultimo quindicennio. Una tale rappresentazione è stata superata con l’antifascismo, la Resistenza, la Repubblica democratica e i grandi partiti di massa moderni. Ma ora la storia lunga si vendica. Sotto la maschera del Nuovo e del Moderno sono riapparsi in tempi recenti gli antichi caratteri di una fragile Nazione nata tardi. Quelli su cui riflette Gramsci. Ma c’è qualcosa di ancora interessante che segue nel testo:
“Questo apoliticismo, unito alle forme rappresentative (specialmente dei corpi elettivi locali) spiega la deteriorità dei partiti politici, che nacquero tutti sul terreno elettorale”. Da qui una “selezione alla rovescia”.
Per chi volesse una lettura completa, siamo alla pag. 1663 e segg. dell’edizione critica dei Quaderni, pubblicata da Einaudi a cura di Valentino Gerratana. Passato e presente, appunto.
C’è però un altro fortissimo collegamento analitico, che mette in relazione la scoperta di “cricche” con il recentissimo inedito episodio di strappo costituzionale in materia elettorale operato con decreto dal governo di destra. Sempre Gramsci: “Il sovversivismo popolare è correlativo al sovversivismo dall’alto, cioè al non essere mai esistito un dominio della legge, ma solo una politica di arbitrii e di cricca personale o di gruppo”.
Mi sembrano temi maledettamente attuali, e da riprendere di petto, se si vuole costruire una nuova sinistra e un nuovo centrosinistra, che non solo sovrasti elettoralmente la destra, ma che riprenda il cammino della Repubblica democratica italiana. Sbaragliando l’“apoliticismo” popolare, e cricche e consorterie delle classi dominanti. Fondamentale –secondo l’idea di Gramsci- è superare “il pressappoco della fisionomia dei partiti, il pressappoco dei programmi e delle ideologie”. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, ma le analogie sono impressionanti, e problemi di portata storica spalancati di fronte a noi.
Ne vogliamo discutere?
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maranimarcel@tiscali.it Meno
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Meno 1
maranimarcel@tiscali.it Il
maranimarcel@tiscali.it
Il mio ultimo sollecito di parlarne che appare è datato 12 Marzo, e siamo al 17 e tutto tace.
A Fa' ma che gnente gnente ce stai a pijià per culo?
maranimarcel@tiscali.it Meno
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Meno 3 al V day
maranimarcel@tiscali.it Come
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Come feci a suo tempo anche con "Aprile on line", inizio il conto alla rovescia per l'invito turistico che scadrà Sabato 20, dicendo meno 4!
maranimarcel@tiscali.it Ma
maranimarcel@tiscali.it
Ma intendi discuterne quando?
A babbo morto?
E poi dice che anche i Compagni, nel loro piccolo s'incazzano
maranimarcel@tiscali.it Ho
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Ho risposto, ho detto, ridetto e ripetuto, che anch'io ne vorrei discutere ma con ki kazzo potrò farlo visto ke nessuno risponde, e tra un paio di giorni anche questa geremiade come quella della Bandoli sparirà dal giro?
Per cui, preparate le valigie, perchè alla fine della prossima settimana vi inviterò educatamente a farvi quel giro turistico dalla parti di... che vi indicherò solo allora....anche se immagino che l'abbiate intiuto!"
maranimarcel@tiscali.it Ma
maranimarcel@tiscali.it
Ma quanti kakki di giorni ci vogliono per vedere pubblicato un post di commento?
Per il dominio della legge
Per il dominio della legge
Senza alcuna paura di affrontare a viso aperto l'accusa,
questa sì "sovversiva", di chi, da Grande Impostore,
gioca a dipingere una sinistra da "stato di polizia",
credo sia da accogliere, con convinzione,
la proposta di F. Mussi di discutere tra noi,
con forza e determinazione, delle possibili strade
per superare "il pressappoco della fisionomia dei partiti, il pressappoco dei programmi e delle ideologie". E, oggi, il pressappoco delle leadership (il nostro Presidente del Consiglio, senza vestito istituzionale, ma con aggressività minacciante, si permette di attaccare, pubblicamente, nell'indifferenza complice e sorda dei suoi adepti,
i giudici al lavoro per decidere, secondo legge, dei ricorsi elettorali,
con la violenta esposizione di nome e cognome, e di altro privato, grazie al lavoro inusitato dei suoi giornalisti, dimentichi, per l'occasione, della religiosità della privacy!).
Ma un brivido percorre anche la pelle degli intellettuali liberali di SB, ad esempio i Vespa, i Gianni Letta?
Eppure rimane, a mio parere, il problema di individuare i luoghi, i tempi e le persone per aprire la discussione,
per ri-costruire una comunità di parlanti, capaci di guardarsi negli occhi, intenti a raggiungere un fine sociale.
Il berlusconismo, il danarismo avvilente, l'ossessione del successo, l'assenza di una interiorizzata cultura liberale, con il conseguente rifiuto di aprirsi a una cultura del limite, ha contaminato, a volte profondamente e inconsapevolmente, anche la nostra visione del mondo di persone di sinistra.
E nella crisi siamo apparsi afasici, inadeguati a porre al centro della lotta politica il "dominio della legge", soprattutto come gruppo (al contrario di molti singoli, i quali, nei più diversi campi, coraggiosamente, hanno saputo resistere e battersi per tenere alta la dignità della legge).
E il sopravvento è stato regalato ai meccanismi sregolati, senza limiti, delle cricche.
Apriamo questa discussione, costruiamo i luoghi della riflessione, e forse lungo questa strada, chissà, si incontreranno gli intellettuali della riflessione e i nuovi "operai", in ogni loro condizione di infinità precarietà.
O no?
Severo Laleo
Severo sono d'accordo con
Severo sono d'accordo con te, è ora di darci una mossa e intraprendere un tavolo di discussione.
Luca - conto corrente online
Uno spunto
Uno spunto interessantissimo. Siamo sempre li`: le cricche, il trasformismo, il sovversivismo sono un carattere nazionale o sono, in tutti i luoghi e in tutti i tempi, il risultato di una debolezza strutturale, che non ha niente di "antropologico" ma e´solo il risultato di una o piu´ anomalie. Per esempio: basso livello di istruzione, assenza di opposizione e di alternanza, ricambio delle elite etc. etc. Gramsci, anche quando parla di carattere nazionale, non lo ha mai inteso in senso reazionario, come i famosi antiitaliani - da Longanesi a Montanelli - c´e´ sempre lo spazio per la trasformazione, per l´ intervento politico. Certo, con un soggetto sociale: la classe operaia, in Italia anche allora tutt´ altro che omogenea e "cosciente".
Ma oggi:
l´interpretazione piu´ corrente del berlusconismo e´ di considerarlo un fenomeno regressivo, una anomalia italiana (da cui il contrasto dalemiano ..un paese normale). In sostanza, si pensa che , come il fascismo, il berlusconismo, che tra poco festeggiera´ il ventennale, sia una parentesi piu´ o meno crociana, una malattia, che prima o poi passera´.
Io non ne sono molto convinto: a me pare che il berlusconismo, pur con tutti gli elementi folkloristici,
abbia realizzato l´ incubo pronosticato da Marcuse nell´uomo a una dimensione: il controllo non solo dell´ informazione ma delle coscienze attraverso la "chiusura" del cerchio produzione-riproduzione della societa´ capitalistica-industriale. L´italia sarebbe in realta´ la punta piu´ avanzata di questo processo "moderno", "postmoderno", non un ridicolo paese arretrato.
Sarkozy e Putin, in contesti diversi, in fondo fanno esattamente la stessa politica di berlusconi dal punto di vista strutturale, non fanno leggi ad personam perche´ non ne hanno bisogno in un sistema presidenziale.
Questa mi pare la minaccia vera, sistemica, che in questo tornante da "bolgia" delle ultime settimane si intravvede. Un regime postpolitico, che Marcuse descriveva forzando la realta´ degli anni 60, che oggi si realizza senza opposizione in Italia in modo esemplare.
Non c´ e´ bisogno di scomodare la biopolitica e Foucault, e´gia´ tutto li´ nella riduzione dell´ uomo, del cittadino a una sola dimensione.
Se e´ cosi´, e´chiaro che anche i migliori sforzi di opposizione "convenzionale" sono destinati a fallire:
si resta a livello di testimonianza.
Marcuse chiude il libro con la vaga speranza che gli esclusi, l´underdog che non ha niente da perdere, sara´ il soggetto che si oppone all´ autoritarismo unidimensionale.
Resta molto vago, il libro non piacque affatto alla sinistra italiana, nuova e vecchia che "ci rimase male" dopo le praterie verdi di eros e civilta´.
Certo di esclusi - privi di coscienza politica - come dice Marcuse ne abbiamo a milioni in Italia: una gita a Rosarno, o in una qualunque periferia basta. Forse e´ qui che e´ mancata da troppi anni una sinistra attiva, troppo presa a farsi accettare dal centro moderato.
Ripartire da li´, anche da li´?
Come dire la storia si
Come dire la storia si ripete.Il partito dell'amore vede un ministro dell'interno che strattona un giornalista che fa domande scomode e rovescia la verità ad ogni piè sospinto.Pensavamo di averlo abbattuto per sempre il fascismo con la lotta della liberazione ma evidentemente covava sotto la cenere.
Uomini di diverso credo politico ma uniti nell'intento riuscirono a rovesciare la dittatura e a lasciarci una costituzione tra le migliori al mondo.
Allora c'era voglia di riscatto e la necessità di riemergere dalle macerie materiali e morali oggi,purtroppo,ci sono menti lobotizzate da informazioni di giornali e televisioni che sono in gran parte addomesticati al potere, partiti di sinistra divisi e talvolta complici del monarca,una situazione economica grave ma che non ha ancora inciso fino in fondo la capacità di spesa di buona parte delle persone.
Eppure non occorrerà ancora molto tempo che il deffault riguarderà anche il nostro Paese e solo allora si avrà la resa dei conti.Per questo ritengo lo sforzo di SEL lodevole ma di difficile impatto proprio per le ragioni esposte.
maranimarcel@tiscali.it Racco
maranimarcel@tiscali.it
Raccolgo al volo la sfida a discutere che lanci aggiungendo: “Ma che bello scoprire che chi il treno lo ha perso già dalla data del 5 Maggio al Palaeur, adesso riscopre Gramsci e ci viene a fare di nuovo la lezione sull'"apoliticismo” degli italiani, senza fare neppure un soldo di autocritica e senza scoprire e confessare che più che "apoliticismo", o antipolitica o qualunquismo, alla fine si tratta solo di fenomeno di rigetto, di quanti sono e siamo stanchi di vedere le stesse cariatidi che ripetono gli stessi mantra, con la stessa pretesa di insegnarci, dopo averci condotti alla sconfitta ed al disastro ieri, come fare per vincere oggi.
E se poi in caso di ulteriori ed immotivati silenzi, visto che tu stesso, e dico finalmente, poni la questione chiedendo se ne vogliamo discutere, qualcuno ti/vi invita a fare un bel percorso turistico dalle parti del vaff... allora prendete pure cappello, quasi avessero compiuto un delitto di lesa maestà.
Infatti il “Passato e Presente” dai “Quaderni del carcere” che citi e la proposta di discuterne, mi invita a nozze, scusandomi per la presunzione, considerando che da quel testo, che tengo sempre in evidenza ed a portata di mano, ho tratto la citazione da sotto il titolo “Naturale, contro natura, artificiale ecc.”, che ripeto spesso, contro un facile e pseudo sociologismo, populista, codista e sinistrorso, dato che vi si afferma che: “Le responsabilità, individuali non si possono ottundere dietro astratte responsabilità sociali e collettive…”, per proseguire con il comportamento degli individui, e specialmente di quelli storicamente più passivi. servirà talvolta ad essere indulgenti verso i singoli e darà materiale per l'educazione, ma non deve mai diventare senza condurre necessariamente a una delle forme più ipocrite e rivoltanti di conservatorismo e di … e conclude: “Se, infatti, l’individuo, per cambiare, ha bisogno che tutta la società sia cambiata prima di lui, meccanicamente, per chissà quale forza extra umana, nessun cambiamento avverrebbe mai. La storia invece è una continua lotta di individui e di gruppi per cambiare ciò che esiste in ogni momento dato, ma perchè la lotta sia efficiente questi individui e gruppi dovranno sentirsi superiori all’esistente, educatori della società ecc.” da Passato cit.- Ed Riuniti, Gennaio 1971).,
"...L'ambiente quindi non giustifica, ma solo
La
Per questo sperando che tu legga per lo meno il mio commento anche se ne dubito, dato che non ho mai avuto risposte, perchè avete tutti la presunzione di dovere sempre dire qualcosa e mai anche l'umiltà necessaria, come appunto insegnava quel grande che adesso impropriamente citi, per ascoltare anche gli altri, adottando il criterio, di "tolleranza nella discussione, e intransigenza nell'azione”, essendo un generoso altruista, ti regalo questa osservazione di Paolo Flores D’Arcais che in un suo libro di qualche anno fa, dal titolo: “Il Sovrano e il Dissidente”, scriveva: “Se mettiamo un politicante di professione di fronte all’alternativa di ritirarsi in pensione per fare avanzare il partito e viceversa, sceglie sempre il viceversa, perché la sua posizione personale, fa aggio sugli interessi che dovrebbe rappresentare.”
Di qui la domanda finale “birichina” ed irriverente: “Ma non sarà che anche e proprio per questo gli elettori hanno cominciato da tempo a schifare la Casta, di cui più o meno tutti ormai fate parte?
Perciò discutiamone pure che sono pronto
L'Italia sembra una grande
L'Italia sembra una grande 'repubblica marinara', mercantile e mediterranea.