di Pietro Soldini*
Lun, 02/11/2009 - 06:45
Sono 19 anni che la Caritas ci racconta il fenomeno immigrazione con serietà ed autorevolezza con i suoi rapporti annuali. I giornali del giorno dopo dedicano qualche riga a questo rapporto, ma poi, in tutti gli altri giorni, continua inesorabile la mistificazione e la disinformazione.
Il rapporto del 2009 ci dice che gli immigrati presenti regolarmente in Italia sono circa 4 milioni e mezzo ed hanno raggiunto il 7,2% della popolazione, siamo ormai oltre la media europea, abbiamo superato la Gran Bretagna e poi ci avviciniamo alle percentuali di Francia, Germania e Spagna.
Questo cosa vuol dire che nel nostro Paese arrivano più stranieri che negli altri paesi europei? No! Vuol dire che da noi gli immigrati rimangono stranieri mentre negli altri paesi acquistano molto più facilmente la cittadinanza. Infatti in Francia, se si contano anche gli immigrati che hanno acquisito la cittadinanza francese si arriva al 23% della popolazione ed in Germania al 18%. Si tratta di una popolazione giovane che ha invertito il nostro declino democratico, infatti oltre un quinto sono minori (oltre 800.000 e di questi circa 600.000 frequentano le nostre scuole). Quindi è stato facile per Fini ritornare sulla riforma della cittadinanza, questa volta il Presidente della Camera non ha ripreso il concetto di “reversibilità” (ti do la cittadinanza, ma se non ti comporti bene te la levo), quando lo aveva affermato c’era sembrata francamente una boutade, a meno che non valga per tutti, anche per gli italiani che non la dovessero meritare.
Sul Presidente Fini, è che lui non è un conferenziere è il Presidente della Camera e quindi spetta a lui mettere all’ordine del giorno del Parlamento una riforma necessaria e matura.
Un’altra cosa che ci dice il rapporto che noi sappiamo bene, è che gli immigrati non sono delinquenti, delinquono come gli italiani, e se hanno a che fare con la “giustizia” più degli italiani è proprio perché sono discriminati, vessati e criminalizzati “ingiustamente”. E’ al contrario gente che lavora, sfruttata nel sommerso, con meno salario e meno diritti, nei lavori più pericolosi, produce quasi il 10% del Pil e paga in tasse e contributi (5%) il doppio di quanto prende dal welfare pubblico, scuola, sanità, previdenza e assistenza (2%).
Un’altra cosa che sappiamo bene, contenuta nel rapporto è che i lavoratori e lavoratrici immigrati/e sono iscritti/e al sindacato, quasi un milione fra tutti i sindacati confederali ed autonomi e quindi spetta al sindacato dare voce a questo popolo e renderlo protagonista delle lotte sociali.
Ed anche questo ci era chiaro, prima del Rapporto Caritas, alla grande Manifestazione del 17 ottobre a Roma
*Responsabile Immigrazione Cgil Nazionale
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