Introduzione dell'Incontro del Tavolo dei Firmatari e degli esponeti dei territori del 18 gennaio 2009

Siamo tutti d’accordo, credo, di non poter passare oggi dai tre minuti dell’assemblea di dicembre alla più tradizionale relazione d’apertura che contiene domande e risposte già definite o decisioni già assunte cui chiedere una qualche ratifica puramente formale. Siamo invece qui per andare avanti, così nel processo politico che ci siamo dati come nelle forme con le quali tra di noi discutiamo, partecipiamo, decidiamo. Sappiamo che il processo politico che vogliamo affermare è difficile anche perché ha bisogno, se non vuole ripercorrere strade già conosciute, certo di forti contenuti ma insieme di nuove pratiche. Nelle relazioni politiche tra di noi come nelle procedure democratiche del nostro agire comune, fino all’uso e al senso stesso delle parole che adoperiamo per definire e qualificare la sinistra che vogliamo essere, che vogliamo fare.
Se possiamo aggiungere qualcosa all’elenco di quel tanto che è mancato in questi anni e che ancora di più manca oggi alla sinistra italiana, è proprio quella grammatica politica condivisa – così possiamo chiamarla, come spesso e giustamente ci ricorda proprio Nichi Vendola – che a ben vedere è la condizione primaria per una nuova soggettività politica.
Contenuto e forma, dunque. Politica e organizzazione, insieme, tentando un punto di reale equilibrio virtuoso tra due dimensioni che sono, per ciò che vogliamo fare, tra di loro coessenziali, senza astratte distinzioni tra un prima e un dopo, tra un alto e un basso.
Concretamente, da dove partiamo, nel lavoro che oggi dobbiamo svolgere? Il nostro punto di partenza di oggi è nelle conclusioni che Moni Ovadia ha tratto dall’assemblea dell’Ambra Jovinelli un mese fa. Come realizziamo allora quel calendario, previsto per febbraio, così denso di impegni politici e di responsabilità per ciascuno di noi. Come raccogliamo lo spirito, il senso, di quell’assemblea, organizzata - lo sappiamo e non lo nascondiamo - in condizioni complicate ma che ha finito per dare un impulso e una spinta in avanti al nostro lavoro. Sia qui, in un ambito nazionale che è quello costituito in primo luogo da quelle compagne e compagni esponenti di forze politiche, di associazioni, singoli firmatari di quell’appello da cui è partito qualche mese fa per l’iniziativa di tanti qui oggi presenti e in primo luogo di Claudio Fava, il nostro percorso. Sia nei territori, dove già si conta il moltiplicarsi e il crescere - dopo l’assemblea di dicembre – di esperienze associative unitarie che già cominciano a produrre fatti politici. Anche se, va detto con merito per chi l’ha fatto, vi sono realtà che non hanno aspettato né prima né dopo lo svolgimento dell’assemblea nazionale per raccogliere e organizzare quel bisogno di sinistra che sarà disperso e frammentato ma non per questo è meno diffuso di quel che talvolta il nostro sguardo riesce a cogliere. E come, infine, sappiamo interpretare quelle novità politiche positive per il destino medesimo del nostro percorso che si stanno determinando proprio in questi giorni dentro la geografia politica della sinistra. Sono atti, scelte, decisioni che pur in un contesto da tempo fortemente segnato da un travaglio profondo di storie, di soggettività, di esperienze – verso cui sarebbe sbagliato guardare con impaziente distacco e scarso rispetto – liberano ora energie determinanti.
I punti su cui oggi discutere e lavorare sono quattro. E li elenco a nome del gruppo operativo che il Tavolo ha incaricato a suo tempo per l’organizzazione dell’assemblea nazionale di dicembre e che ora - una volta raccolti gli esiti di quella stessa assemblea e predisposto l’incontro di oggi, il primo che mette insieme firmatari dell’appello ed esperienze associative territoriali – ha esaurito il compito per cui esso era stato costituito. Il lavoro da fare è certamente tanto, destinato necessariamente a crescere e a diramarsi, e non può non richiedere un gruppo operativo centrale che, per quanto informale e transitorio, assuma la responsabilità di seguire in ogni sua parte ciò che decideremo di fare, sappia raccordarsi con i territori, sia veicolo e punto di riferimento organizzativo e comunicativo, lavori già nei prossimi giorni in un luogo comune e non più come entità distinte. Ma è necessario essere molto chiari: non possiamo avere già subito gruppi stabili, definiti, strutturati, permanenti – siano essi pur solo organizzativi – nel mentre siamo appena all’inizio di un percorso che fa delle regole che ci diamo e delle procedure che devono presiedere all’insieme del nostro lavoro un elemento costitutivo, fondante, della qualità politica del soggetto che pensiamo di costruire. Dunque, gruppi di lavoro il più possibile efficienti e trasparenti, con un mandato chiaro e temporaneo, frutto di decisioni discusse e condivise. Penso che questa indicazione possa valere, in questa fase iniziale, oltre che per il livello nazionale del nostro lavoro anche per le realtà territoriali, con il grado di flessibilità dovuta alla diversità delle situazioni esistenti. Ecco perché propongo che oggi, a conclusione dei nostri lavori, quando sarà più chiara spero la nostra agenda di queste prossime settimane, si nomini un nuovo gruppo che rispondendo alle decisioni di questa assemblea garantisca che le cose decise vengano effettivamente fatte e nei tempi stabiliti.
Il nostro primo obiettivo è quello di realizzare, in tempo breve e in modo efficace, attraverso una grande consultazione di massa che coinvolga migliaia di persone nelle più diverse realtà, quelle primarie delle idee che abbiamo indicato sin dall’inizio come lo strumento capace più di altri di definire la qualità politica del soggetto da costruire. E di farlo seguendo un percorso deliberativo e partecipativo capace di portare ad esprimersi, sul merito, cioè sui contenuti, una parte larga di quell’elettorato che chiede una sinistra all’Italia. Per questo abbiamo pensato di sperimentarne l’avvio già nell’assemblea di dicembre, scontando certamente parzialità e limiti non solo organizzativi. Ora dobbiamo estenderne però valore e senso nel maggior numero possibile di realtà. La proposta è che nel fine settimana di venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 febbraio, oppure in quello successivo data la concomitanza con le elezioni regionali in Sardegna, si svolgano in tutta Italia le primarie delle idee. Dobbiamo porci un obiettivo alto, significativo, autentico nelle forme, reale nella partecipazione, dove qualità e quantità insieme possano costituire un fatto politico che lascia un segno. Abbiamo bisogno di tenere insieme la politica, l’organizzazione, la comunicazione per realizzare un evento non ancora sperimentato come tale nel nostro Paese. Ricordo che le primarie del partito democratico furono sulla leadership, non sui contenuti. La partecipazione importante, ma l’esito predeterminato e non realmente aperto. Oggi è necessario discutere del modo come prepariamo le primarie delle idee. Dopo questa prima parte plenaria della nostra assemblea ci costituiremo in gruppi su temi, primo dei quali questo. Con Paolo Cento, Luca Bonaccorsi e Luca Robotti il gruppo che si costituirà potrà discutere e proporre quale data di febbraio, quali le principali modalità di svolgimento, ragionare sui reali obiettivi di partecipazione che possiamo darci.
Il nostro secondo obiettivo è quello di costruire l’associazione Per la sinistra. Nei territori e in una dimensione nazionale. L’associazione è uno strumento politico, culturale, organizzativo per la costruzione del nuovo soggetto che vogliamo. Uno strumento che può svolgere una funzione importante, non esclusiva. Ci può essere una forma principale, non una sola e unica forma che tutto contiene e assume in sé. Le realtà del territorio sono diversificate, per storia e geografia politica. E chi, singolo o associato, intende contribuire a costruire il nuovo soggetto politico in altre forme che non siano quelle previste dall’associazione, deve essere in grado di poterlo fare. Per questo l’associazione dovrà risultare leggera nella struttura che si dà e transitoria nel tempo in cui opera. Ma questo non diminuisce la sua importanza, almeno in due direzioni assai precise. Essere il luogo di una amalgama - “ben riuscita” potremmo dire – di esperienze, storie, soggetti che lavorano quotidianamente insieme per un obiettivo. E produrre iniziativa politica, tanto sul territorio quanto nella dimensione nazionale, entrare nella scena politica con il suo tratto distintivo. Dovrà darsi delle regole condivise – uno statuto – che siano regole essenziali, funzionali molto più alla sua produttività politica reale che agli organigrammi interni. Un secondo gruppo oggi proverà a ragionare su queste regole, producendo una prima bozza che, attraverso soprattutto la rete, possa essere portata in breve tempo a stesura definitiva.
Il terzo obiettivo che ci poniamo è quello di lavorare a una carta d’intenti del nuovo soggetto, capace di definirne il suo profilo valoriale e politico di fondo. Conterà in questo l’esito qualitativo delle primarie e insieme il contributo che potranno dare, anche su singoli temi più complessi e controversi, figure importanti della cultura italiana che dovremo saper coinvolgere per un confronto di merito. Elettra Deiana e Bia Sarasini hanno proposto una prima bozza, utile all’avvio di una discussione e di un percorso da costruire insieme. La illustreranno nel gruppo che vorrà occuparsene.
Infine, un quarto punto che chiamerei come fare politica subito sul merito dei problemi. Posso spiegarlo così. Noi siamo impegnati nel processo costitutivo di una nuova soggettività politica a sinistra. Vogliamo dare a questo processo, difficile di per sé, tratti nuovi, principalmente puntando sul metodo della partecipazione da una parte e della sperimentazione di nuove pratiche politiche dall’altra. Vogliamo costruire insieme, vogliamo condividere, non predeterminare un processo a priori e chiedere poi di assumerlo come tale, già definito. Questo metodo già l’abbiamo visto. Se è così, risulta allora evidente che abbiamo dinanzi a noi una fase per così dire metodologica, nella quale produrre regole, ragionare sugli strumenti che ci servono, raccogliere idee, proposte. E’ una fase che nessuno di noi può trascurare, poiché dà qualità e sostanza nuova al processo stesso. Ma non possiamo avere due tempi, distinti e separati, il primo per il metodo e poi, concluso questo, un secondo tempo nel quale comincia finalmente la nostra azione e la politica vera, la nostra autonoma iniziativa di soggetto che prende via via forma. In questo senso siamo già in ritardo e abbiamo perso un colpo. L’abbiamo perso proprio sul nodo più duro, quello su cui più si misura ciò che significa sinistra oggi, il nodo della guerra e della pace visto dal caleidoscopio mediorientale, visto da Gaza. L’abbiamo perso non con una posizione debole o parziale o persino sbagliata, bensì con una mancanza, con un’assenza, un vuoto e un silenzio che non dovevano esserci. Crisi mediorientale, crisi finanziaria che segna declino e fine di un ordine economico e sociale e di un’architettura stessa del mondo globale, insostenibilità del modello energetico della nostra civiltà, impoverimento e nuovo sfruttamento del lavoro fonte di nuove diseguaglianze e ingiustizie sociali, questione morale come cuore di una politica che si separa dal valore alto e condiviso dell’etica pubblica. Sono i titoli, noti, prevedibili, i primi titoli, di una tastiera politica ben più ampia che dobbiamo far funzionare immediatamente se vogliamo esistere, pur nella parzialità ancora aurorale nella quale, come soggetto, ci troviamo ad essere. Oggi dovremmo proporci di dare avvio a diversi gruppi o forum a tema, aperti, strutturati principalmente attraverso la rete, capaci di approfondire una questione, di avviare una ricerca, di produrre una iniziativa, di esprimere una presa di posizione. Di cominciare a costruire del soggetto non solo l’idea, non solo la forma, non solo la partecipazione. Di misurarsi insomma subito, qui e ora, con la politica, battendo i colpi necessari. Ad esempio, un colpo politico che occorrerà battere subito è quello verso il popolo delle libertà e verso il partito democratico contro il tentativo che stanno insieme praticando per trovare un accordo su una nuova legge elettorale europea con sbarramento che colpisce la rappresentanza e mancanza della preferenza che colpisce la libera volontà dell’elettore.
Questo mi sembra l’insieme delle questioni su cui cominciare ora a discutere e da domani su cui lavorare. Sono tante, sono complesse, saranno faticose da compiere. E c’è poi in ognuno di noi il carico di dubbi, di ansie e responsabilità, dato che veniamo tutti da una sconfitta. Proprio per questo l’invito che vorrei fare a ciascuno di noi non è prima di tutto quello di essere un po’ più ottimisti, bensì quello di essere un po’ più innocenti. Era Bertrand Russell, filosofo razionalista, a dirlo: “Gli innocenti non sapevano che la cosa era impossibile. Per questo la fecero”.

Introduzione illustata da Gianni Zagato a nome del gruppo operativo composto da Luca Bonacorsi, Paolo Cento, Elettra Deiana, Roberta Lisi, Luca Robotti, Patrizia Sentinelli, Gianni Zagato


““QUALE FUTURO PER LA

““QUALE FUTURO PER LA SINISTRA: A PARTIRE DA …….”
APPELLO ALL’ASCOLTO
Carissimi
Ho iniziato la mia militanza a 14 anni nell’Azione cattolica, per poi passare (dopo aver letto “Il tallone di ferro “ di J. London) ai collettivi politici comunisti, attraversando l’esperienza delle radio libere, del lavoro in cooperativa alternato allo studio ed alla partecipazione ai collettivi universitari, per approdare alla fine degli anni 80’ al PDS e poi DS, in tutti i congressi sempre schierato su posizioni perdenti che guardavano a sinistra, e una partecipazione convinta al social forum sull’acqua; ora, arrivato alla soglia dei 50 anni, mi sono rifiutato di alimentare la saga delle divisioni a sinistra, pertanto non ho aderito come altri a Sinistra Democratica.
Questa la mia militanza e, francamente, oggi non so se posso a buon diritto definirmi comunista e/o compagno e/o solo di sinistra, senza che qualcuno ponga distinguo ed aggettivi.
Comunque la pensiate, questo sono io, ed ho volutamente descritto il mio percorso di militanza (piuttosto che ab-usare di autodefinizioni) perché sia più chiaro chi “osa” lanciare un appello in un momento di così grande confusione.
“OSO:” perché so di essere uno tra i tanti (l’ultimo, spero non il peggiore); perché è grande il disaggio che provo da troppi anni (ben prima del PD e della debacle elettorale della Sinistra arcobaleno); perché forse solo oggi ho l’impressione che ci sia una maggioranza disposta ad ASCOLTARE (non necessariamente a condividere), per una cui valga la pena di PARLARE.
ASCOLTARE! È proprio questo il problema, e forse al tempo stesso la soluzione!
Quello a cui ho assistito (e forse anche partecipato) in questi anni è stato un continuo parlarci addosso, gli uni con gli altri, sempre protesi a spiegare le nostre buone ragioni, completamente sordi alle argomentazioni degli altri. Avevamo troppe verità da affermare su ipoteci “avversari”, piuttosto che opinioni da confrontare tra pari.
Ho un immagine nella mente, in passato sfocata e vaga, che si è fatta sempre più nitida e chiara. Una metafora che ci rappresenta come tanti piccoli omini in una vasta pianura con pochi alberi. Da prima spaziavamo con lo sguardo ed il pensiero fino all’orizzonte; poi abbiano, pian piano, iniziato a tagliare i pochi alberi presenti per costruire recinti, all’inizio grandi poi sempre più piccoli, ed a parlare, parlare, parlare ….. per spiegare a qualcuno perché doveva restarne fuori ed a tutti gli altri perché dovevano entrare. Ma più gli steccati si moltiplicavano, più diventavamo piccini e la nostra voce fioca, eravamo costretti ad alzarla, nella speranza di farci ascoltare, ma il solo risultato era di non riuscire più a percepire quello che dicevano gli altri che ci stavano intorno, finché li abbiamo visti allontanarsi in tanti, restando desolatamente soli nei piccoli e/o piccolissimi recinti alla cui costruzione avevamo dedicato la maggior parte delle nostre energie.
Oggi , avendo rinunciato a contribuire a costruirne un altro recinto (SD), io mi ritrovo all’esterno di qualsiasi steccato, guardo l’orizzonte, vedo tutti gli altri (sia dentro che fuori dei recinti), e mi domando:
possibile che dopo 35 anni di militanza con tanti di loro, non abbia più abbastanza PRINCIPI in comune per abbattere la maggioranza, se non tutti, quegli steccati e tornare a guardare e pensare insieme come condividere quell’orizzonte più vasto, che ci era proprio?
È vero, non ho più verità e/o certezze da esporre, tanto meno sento il bisogno di ascoltare quelle degli altri!
Mi è restato dentro, oltre ai PRINCIPI, forte il bisogno di un “luogo” dove qualcuno sia disposto ad ASCOLTARE le mie Opinioni ed a SPIEGARMI le sue, per costruire un futuro diverso da quello che si prospetta!
Per questo non voglio rassegnarmi che debba terminare la mia militanza (magari è giusto che sia così, visto che quello che ho contribuito nel mio piccolo a costruire non mi piace, e lasci il posto a nuove generazioni e nuovi modi di interpretare la POLITICA), ed “OSO” (ultimo fra i primi, primo fra gli ultimi) di lanciare un appello per una CAMPAGNA DI ASCOLTO COLLETTIVO, soprattutto di quelli che meno hanno parlato in questi ultimi anni.
La proposta è semplice, ancorché ambiziosa, di autoconvocare tutto il POPOLO DELLA SINISTRA (senza aggettivi e distinzioni di sorta) nella stessa giornata ognuno nel proprio territorio (magari alla fine di ottobre) invitando ciascuno a partecipare senza alcun altro obiettivo se non quello di ASCOLTARE l’altro.
MAGARI, ci rendiamo conto alla base che sono molti di più i PRINCIPI che ci uniscono (mettendoli insieme per iscritto per farne patrimonio comune), piuttosto che le opinioni che ci dividono!
MAGARI, ci accorgiamo che tutti insieme si può stare!
MAGARI, …. !
Comunque vada, grazie di avermi ASCOLTATO.
Con tanto affetto per la SINISTRA
Peppe TOMAO


“QUALE FUTURO PER LA

“QUALE FUTURO PER LA SINISTRA: A PARTIRE DA …….”
APPELLO ALL’ASCOLTO
Carissimi
Ho iniziato la mia militanza a 14 anni nell’Azione cattolica, per poi passare (dopo aver letto “Il tallone di ferro “ di J. London) ai collettivi politici comunisti, attrav


donna di denari