La Sinistra l’Arcobaleno: una scelta giusta

di Massimo Roccella

Mer, 05/03/2008 - 21:59

Cari compagni,
leggo la vostra “lettera aperta alle compagne ed ai compagni di Sinistra Democratica per il socialismo europeo” e, da militante socialista di Sinistra Democratica, non posso trattenermi dal rispondervi che non ne condivido i contenuti (e neppure certi toni).
La vostra posizione appare, in tutta franchezza, politicamente lunare. Eravamo tutti presenti a Roma, il 5 maggio 2007, quando SD è nata con il proposito di unire la sinistra, superando, per usare le vostre parole, “la classica divisione tra riformisti e massimalisti”. Questo è, appunto, quello che SD ha cercato di fare nei pochi mesi della sua esistenza, lavorando instancabilmente (e, permettetemi di dirlo, con generosità) per unire la sinistra: ovviamente quella che esiste davvero in questo paese, non quella che ognuno di noi vorrebbe (e, magari, si immagina come esistente).
Abbiamo privilegiato qualcuno ed escluso altri in questo percorso? Assolutamente no. Naturalmente, sarebbe stato molto bello coinvolgere nel progetto comune (perché questo vuole essere la Sinistra l’Arcobaleno: un progetto per il socialismo del XXI secolo nel nostro paese, non certo un cartello elettorale che si scioglie il 14 aprile, come pensano tanti scettici: voi compresi) i socialisti dello SDI. Ci abbiamo provato, ma, come certamente non ignorate, i socialisti dello SDI sono dei socialisti un po’ particolari: molto fermi sui diritti civili, molto elastici su quelli sociali. Insomma, come si fa a mettere insieme chi, come noi, ritiene necessaria una nuova legislazione del lavoro in grado di contrastare la precarietà e le disuguaglianze sociali e chi, invece, ha pubblicamente e reiteratamente affermato di condividere l’impianto della legge 30? E, per favore, non pensate di cavarvela con la banale affermazione che nei grandi partiti socialisti europei convivono posizioni diverse. Diverse sì, ma non sulle grandi questioni di principio: non mi pare di ricordare che nel PSI di Giacomo Brodolini ci fosse qualcuno contrario all’approvazione dello Statuto dei lavoratori. La verità è che neanche in politica possono mettersi insieme il diavolo e l’acqua santa: altrimenti si fa solo una gran confusione, oppure inutili cartelli elettorali (come sarebbe stato quello fra noi e lo SDI).
Quanto al rapporto con il movimento sindacale, non preoccupatevi: sta a cuore a noi non meno che a voi. In tutta la vicenda successiva al Protocollo - perché questa è la pietra dello scandalo - SD ha sempre sostenuto le stesse posizioni che il segretario generale della CGIL ha pubblicamente dichiarato, almeno sino al 5 agosto (critica alla decontribuzione dello straordinario, alla pessima disciplina delle assunzioni successive a termine, alla vaghezza sulla questione del lavoro usurante). Noi abbiamo sempre mantenuto la barra dritta, cercando di modificare le parti più discutibili di quel protocollo: e - va detto -  grazie all’azione della Sinistra qualche risultato (piccolo, per carità) in Parlamento è stato ottenuto (con buona pace del Partito del Protocollo Immodificabile). Se poi, nell’approssimarsi delle elezioni, qualche sindacalista d’alto bordo è rimasto folgorato sulla via del PD, possiamo rammaricarcene, ma non più di tanto: ce ne faremo una ragione e continueremo, come sempre, a mantenere aperto ogni possibile canale di comunicazione con il movimento sindacale.
Quanto alle modalità della scelta che hanno condotto SD a confluire nella Sinistra l’Arcobaleno, anche in questo caso la vostra lettera non è condivisibile. Non soltanto la scelta è coerente con le ragioni ispiratrici della nascita di SD, ma è stata deliberata quasi all’unanimità dal Comitato Nazionale del 9 febbraio scorso. In quell’occasione prese la parola anche il compagno Besostri: svolse un intervento, ampiamente condivisibile, centrato essenzialmente sui caratteri costitutivi di una forza socialista, che però aveva il difetto di riguardare la filosofia politica, non la politica in senso stretto, non le scelte legate alla prospettiva odierna della sinistra nel nostro paese.
Noi, cari compagni, siamo socialisti, né estremisti, né men che meno massimalisti, ma socialisti di sinistra: non è una cosa così difficile da capire. Socialisti consapevoli che, per non ridurre i valori e l’esperienza stessa del socialismo italiano a vuota declamazione retorica, occorre la capacità di pensare in termini nuovi, oltre gli storici steccati consegnatici dalla storia del ‘900, la vicenda della sinistra italiana.
V’è infine un ultimo aspetto da non trascurare, che riguarda non tanto le sorti della sinistra, quanto quelle della democrazia italiana e l’etica della responsabilità. Nessuno può permettersi il lusso di ignorare che, se il progetto tardo-gollista del PD in salsa veltroniana dovesse andare in porto, quel che ci aspetta è un’Italia bipartitica incardinata sul presidenzialismo. L’assetto istituzionale del paese ne uscirebbe stravolto e, con esso, la democrazia pluralista voluta dalla costituzione antifascista nata dalla resistenza. E voi, che certamente non ignorate questo scenario,  pensate davvero che si possa evitarlo facendo leva sullo SDI di Boselli, un partitino (sia detto con tutto il rispetto) che ha innanzi a sé la sola alternativa di apparentarsi con il PD (ha tentato di farlo, dal momento che non c’è alcuna differenza fra SDI e PD sulle scelte di politica economica e sociale) oppure sparire travolto dall’insuperabile soglia di sbarramento?
Cari compagni, dovreste convenire che qui non è questione di “salvaguardare i destini personali di un piccolo gruppo” (come scrivete voi, con una certa caduta di stile): la questione è ben diversa e attiene, appunto, all’etica della responsabilità. E’ del tutto evidente che la particolare vicenda storica del nostro paese non consente oggi, a molti di noi, di identificarsi in una scelta politica ottimale. Dovrebbe essere altrettanto evidente che il meglio è nemico del bene e che ognuno di noi è chiamato a compiere, in un momento così difficile, le scelte politicamente possibili nel contesto dato.


donna di denari