Napolitano dice che la legge sull'immigrazione deve cambiare. E l'opposizione?

di Nuccio Iovene

Ven, 17/07/2009 - 05:32

La lettera che il Presidente Napolitano ha indirizzato al Governo e, per conoscenza, ai Presidenti delle Camere in occasione della promulgazione della legge sul cosiddetto pacchetto “sicurezza” sottolinea e richiama le durissime critiche e preoccupazioni avanzate, da noi come da tanti altri, in questi mesi sulle scelte della maggioranza di centrodestra in materia di immigrazione.
Avremmo preferito che il Capo dello Stato si avvalesse della prerogativa di un rinvio motivato alle Camere della legge, così come richiesto nella lettera di Sinistra e Libertà a Lui indirizzata nei giorni scorsi, vista la palese incostituzionalità di alcune delle norme lì contenute e la preoccupazione, espressa dallo stesso Presidente, che “provvedimenti eterogenei nei contenuti e frutto di un clima di concitazione e di vera e propria congestione sfuggano alla comprensione della opinione pubblica e rendano sempre più difficile il rapporto tra il cittadino e la legge. Ritengo doveroso -ha scritto ieri nella sua lettera il Presidente - ribadire oggi che è indispensabile porre termine a simili “prassi”, specie quando si legifera su temi che – come accade per diverse norme di questo provvedimento – riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale. E’ in giuoco la qualità e sostenibilità del nostro modo di legiferare.”
Una legge imposta con ripetuti voti di fiducia, sottratta al confronto parlamentare e brandita, dalla Lega innanzitutto, come strumento di propaganda per la recente campagna elettorale. A nulla sono valse le critiche e le osservazioni della comunità internazionale (dall’ONU all’UE), della Chiesa Cattolica, dell’associazionismo e del volontariato del nostro Paese, così come di un gran numero di giuristi e costituzionalisti: Governo e maggioranza hanno imposto i loro tempi e i loro contenuti. Così le norme cancellate dal precedente decreto (le ronde padane, l’innalzamento fino a sei mesi del trattenimento nei CIE e indirettamente la denuncia da parte dei medici e ora anche dei presidi) sono state reintrodotte accompagnandole all’istituzione del reato di immigrazione clandestina che colpisce retroattivamente anche chi è già presente, in forma irregolare, nel nostro Paese, al prelievo forzoso del DNA, alla mancata iscrizione all’anagrafe dei nuovi nati da immigrati irregolari o all’impossibilità di matrimonio con immigrati irregolari.
Il governo, invece di contrastare la clandestinità, la incentiva alimentando una spirale senza fine e negando i più elementari diritti umani.
Questa sostanza è tutta richiamata nella lettera del Presidente Napolitano e la richiesta di intervenire nuovamente e celermente su questi punti è chiarissima.
La posizione di merito del Presidente è, da questo punto di vista, un riferimento importante per quanti vogliono continuare a battersi per la cancellazione di norme odiose e vessatorie.
Possiamo comprendere la preoccupazione di Napolitano, viste le caratteristiche e le modalità di azione di questa maggioranza, nel non volersi prestare ad attacchi strumentali che avrebbero ottenuto, in uno scontro istituzionale frontale, con ogni probabilità la riproposizione della legge così com’è insieme ad un tentativo di delegittimazione della Presidenza della Repubblica. E possiamo comprendere ed apprezzare il tentativo teso ad ottenere con questa iniziativa e nell’ambito delle sue funzioni, su alcuni dei punti più controversi, concrete e immediate modifiche.
Semmai c’è da chiedersi se l’opposizione (compreso Di Pietro) abbia fatto tutto quello che era in suo potere e nelle sue possibilità nei mesi scorsi, in termini di mobilitazione di massa, di azioni di contrasto e di univocità di messaggi per tentare di bloccare questa legge e dire la verità, sulla sicurezza, ai cittadini.


Caro Nuccio, Napolitano ha

Caro Nuccio,
Napolitano ha firmato, la sua lettera lascia il tempo che trova.
La Legge che lui ha firmato apre a forme di apartheid, viola le Convenzioni internazionali a protezione dei minori che l'Italia ha firmato.
La sua firma è al minimo un atto di debolezza, ma può anche essere vista come la logica conseguenza delle posizioni politiche assunte da PDS/DS dal signor Napolitano: cioè che in fin dei conti questa Legge gli vada bene.
Stefano Dall'Agata


donna di denari