di Silvana Pisa
Lun, 02/11/2009 - 06:41
Il Governo Berlusconi ha presentato il decreto per il rifinanziamento (fino al prossimo 31 dicembre) delle missioni internazionali che consistono in “intereventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e stabilizzazione” : detta così salta all’occhio quanto poco questa asettica denominazione abbia a che fare con la drammatica realtà della missione in Afghanistan.
Il decreto prevede anche il rifinanziamento di altre missioni internazionali come quella nei Balcani,in Libano e altre minori, per un totale di 405 milioni di Euro (di cui una parte finanziata coi residui e l’altra con risorse del Ministero della Difesa e degli Esteri).
Le missioni riguardano un totale di circa 10.000 militari di cui 3.150 in Afghanistan e 2.795 in Libano : era già previsto che il numero di questi ultimi diminuissero di circa 200 unità quando ,nel prossimo febbraio , l’Italia cederà il comando della missione Unifil alla Spagna.
Su questo punto ,proprio in questi giorni, è scoppiata una polemica riportata dal giornale israeliano Haaretz : Netanyahu avrebbe chiesto direttamente a Berlusconi (ottenendone la disponibilità) di prorogare il comando italiano per evitare “difficoltà di coordinamento legate al passaggio di consegne al contingente spagnolo in un periodo sensibile”.
Tutto cio’ bypassando la recente intesa ,raggiunta nel vertice bilaterale a La Maddalena,tra i ministri della difesa italiano e spagnolo(la Russa e Chacon),che aveva concordato per febbraio l’avvicendamento dei due comandi.
Il problema manifestato in quella sede era semmai quello che Madrid non pareva disponibile a raddoppiare il proprio contingente di 1.000 uomini per permettere al governo italiano di spostare parte “sostanziosa” dei propri militari in Afghanistan .
L’accostamento tra le due missioni non è casuale.
La missione Unifil costituisce il paradigma di quello che - ai sensi dell’art.11 della nostra costituzione – dovrebbe essere il profilo di una missione internazionale : missione Onu a tutti gli effetti,appoggiata dalla Ue ; nata con l’accordo dei due soggetti belligeranti (Israele e Libano) , ha posto fine ai combattimenti e ha imposto la tregua stabilizzandone,almeno fino ad oggi, i confini.
In Afghanistan è andata esattamente al contrario : l’occupazione militare occidentale è stata subita dalla maggioranza degli afgani ed è stata appoggiata solo dall’Alleanza del Nord e da alcuni signori della guerra locali ; si tratta di missione confusa sul piano della legittimità internazionale ( Enduring Freedom non è mai stata missione ONU,lo è ISAF che, nata come missione di ricostruzione, dopo tre anni è diventata a comando Nato,puntando tutto – tranne briciole – sul militare) ; missione disastrosa negli esiti per quello che riguarda la sicurezza della popolazione afgana che oggi vive al limite della guerra civile,in un orizzonte di corruzione,ingiustizie,narcotraffico,peggioramento delle condizioni di vita quotidiana ; missione incendiaria per quanto riguarda l’ampliamento dell’instabilità all’intero Pakistan : è di tre giorni fa il più sanguinoso attentato terrorista degli ultimi due anni (più di 100 morti,in maggioranza donne e bambini), avvenuto a Peshawar in coincidenza – non casuale – con la visita di Hillary Clinton nel paese.
Perché l’escalation militare pakistana ,incentivata e finanziata dagli Usa, ha già innestato numerosi e tragici attacchi di guerriglia dei talebani pakistani per reagire all’operazione militare a tenaglia che va dalla valle dello Swat fino al Waziristane e all’Afghanistan orientale.
In questo contesto di autentico horror saggezza vorrebbe che ,almeno in occasione del rifinanziamento delle missioni, si facesse un bilancio di riflessione differenziato per ogni singola misione (il famoso spacchettamento rifiutato persino dal governo Prodi). Perché 400 milioni, per soli 2 mesi, sono tanti soldi per un paese come il nostro che non sa dare nemmeno risposte efficaci ai sempre più numerosi lavoratori che perdono il posto di lavoro .Una gran parte di questi soldi vanno alla missione militare in Afghanistan,in cui –come è stato riportato nelle ultime settimane – la nostra Intelligenece pagava talebani e capi tribù per evitare attacchi. Notizia sussurrata da tempo – prassi del resto diffusa – che pone però seri interrogativi circa il senso della misione militare : se si paga per evitare attacchi tanto varrebbe mandare solo missioni civili!
Invece non verrà fatto nessun bilancio serio e approfondito per nessuna missione.
Per l’Afghanistan si aspetta la decisione del “cambio di strategia” del presidente Obama,sempre piu’ stretto tra Pentagono e lobby delle armi. Washington prende tempo in attesa del ballottaggio del 7 novembre tra Karzai e Abdullah,duello probabilmente disertato dalla maggioranza degli elettori e ostacolato dalla violenza dei talebani che si è già fatta sentire ( tre giorni fa a Kabul c’è stato un attentato con 12 morti alla foresteria dell’ONU).
In realtà i cittadini americani sono sempre piu’ scettici sul senso e l’utilità della continuazione di una guerra sempre piu’ costosa e disastrosa che solo nell’ultimo anno ha provocato la morte di quasi 500 militari Usa. Un alto diplomatico di Washington, Mattew Hoh ,responsabile della provincia di Zabul,si è recentemente dimessio dal proprio incarico per “dubbi sulla strategia corrente e su quella futura…ma soprattutto sul perché e gli scopi di questa guerra!”
Questa stessa domanda ,che alcuni di noi stanno ponendo da anni, non pare sfiorare né il governo Berlusconi (La Russa,pochi giorni fa ,ha affermato che “resteremo in Afghanistan per altri 5 anni”) né il PD (che ha sempre differenziato la “cattiva”guerra irachena dalla “buona” guerra afgana ) né – spiace dirlo – il Preseidente Napoletano.
La risposta a questa domanda ormai trova d’accordo molti autorevoli analisti internazionali : si tratta di una guerra per gli interessi geostrategici degli Stati Uniti, per la sopravvivenza politica della Nato,per gli interessi economici delle industrie delle armi(business is business).
Per onestà intellettuale bisognerebbe almeno,in subordine, rispondere a quest’altra domanda : se i protagonisti principali di questa operazione afgana(gli Usa) affermano che sono in guerra , come facciamo noi –alleati zelanti nonché comprimari – ad affermare che siamo in una missione “per la pace e la democrazia” ? La proprietà transitiva non vale piu’?
- Login o registrati per inviare commenti










