Riforma fiscale e stravolgimento della costituzione

di Raffaele Aurisicchio

Mar, 12/01/2010 - 22:33

I pesanti effetti della crisi economica hanno colpito non solo lavoratori, pensionati, giovani precari, disoccupati e famiglie a basso reddito ma anche quel mondo della piccola e media impresa e delle cosiddette partite iva che è la parte più consistente della base sociale della destra. Il governo attraverso Tremonti ha scelto di seguire una linea di galleggiamento e di rigore sotto la duplice preoccupazione, da una parte di evitare di scegliere e così facendo di sbagliare perdendo consenso, dall'altra di non far definitivamente deragliare i conti pubblici. Il risultato è stato che non  sono state varate misure attive per contrastare la crisi e favorire la competitività della nostra economia e non è stata nemmeno garantita la tenuta dei conti, visto che il debito pubblico si avvia oramai a toccare il livello del 120 % del prodotto interno lordo. Peggio di quindici anni fa!
Nel corpo della base sociale della destra si è diffuso un crescente disagio: contro la crisi i soli provvedimenti sono stati a favore delle banche, che però si rifiutano di dare credito alle imprese, nel mentre sono state del tutto dimenticate le promesse fatte in campagna elettorale, a partire dall'impegno di tagliare le tasse. E' in questo contesto che va letta l'accelerazione politica che il cavaliere vuole determinare annunciando per il nuovo anno l'avvento della cosiddetta stagione delle riforme riguardo ai temi della forma di governo, della giustizia, dell'imposizione fiscale. Il proposito è quello di assestare il colpo finale alla Costituzione del '48 in modo da sancire l'approdo ad una democrazia non più fondata sulla centralità del Parlamento e sulla partecipazione democratica attiva dei cittadini e nella quale il governo sia nettamente prevalente rispetto a tutti gli altri poteri e siano finalmente superati il principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge ed il principio della progressività della imposizione fiscale sulla base del reddito. E' l'esplicitazione di un vero e proprio progetto eversivo che mira a semplificare in senso autoritario l'assetto costituzionale del nostro paese. Affinchè tutto questo possa realizzarsi serve un largo consenso. Occorre perciò sanare le sofferenze che si erano appalesate nel blocco sociale della destra per effetto della crisi economica e occorre mettere in campo parole d'ordine ed obiettivi che tornino a parlare alla pancia di quei ceti su cui si è costruita l'ossatura del berlusconismo. Nel disegno della destra la realizzazione di un nuovo assetto politico e costituzionale non può avvenire senza uno sfondamento liberista sul piano economico e sociale e senza una ulteriore compressione dei diritti del mondo del lavoro. Si spiegano così le proposte di modifica dell'art.1 della Costituzione avanzate dal ministro Brunetta e gli annunciati propositi di riforma fiscale con l'introduzione di un sistema impositivo basato su due sole aliquote, del 23 e 33 %. Non c'è soltanto la cancellazione del principio della progressività dell'imposizione fiscale, che costituisce la base di tutti i sistemi liberaldemocratici, ma col nuovo sistema si realizzerebbe un taglio del prelievo a favore dei redditi più alti a scapito di quelli più bassi. E' come se Robin Hood agisse al contrario: prendere ai poveri per dare ai ricchi! La riforma annunciata ha comunque un costo ed anche consistente: è stato calcolato che servirebbero dai 35 ai 40 miliardi di euro. Dove si prendono e sopratutto chi paga?
Di un taglio della pressione fiscale c'è bisogno, ma deve trattarsi di una riduzione sui redditi più bassi e deve riguardare segnatamente i salari, gli stipendi, le pensioni. Di questo non c'è stata finora traccia nell'attività di questo governo e continua a non esservi negli annunci che sono stati fatti. Certo va tenuto presente che i propositi annunciati dalla destra rientrano nella strategia della propaganda in vista delle prossime elezioni regionali, che c'è una distanza enorme tra le enunciazioni e quello che in concreto si può realizzare sulla base della situazione dei conti pubblici, che ancora una volta agli annunci possano non seguire i fatti. Sarebbe comunque un errore ogni forma di sottovalutazione non solo perché, nella strategia annunciata da Berlusconi in occasione del suo ritorno all'attività politica dopo l'aggressione di Milano, i propositi di conseguire uno stravolgimento della Costituzione sono chiari ed evidenti, ma anche perché su questo punto si giocherà una parte importante dello scontro elettorale alle regionali. E qui il centro sinistra più che ammiccare dovrebbe saper proporre un progetto alternativo fondato sulla equità e sulla capacità di contrastare l'evasione e l'elusione fiscale. Sbagliano dunque coloro, come Di Pietro ed Italia dei valori, che si dicono pronti a vedere le carte ed anche a votare la riforma fiscale del governo e sbaglia il PD di Bersani a sottolineare solo l'intento propagandistico contenuto nell'annuncio del governo e a non vedere che dietro di esso c'è comunque un cambio di passo da parte della destra al fine di conseguire nuovi equilibri politici e sociali nel paese. Con questa destra, che continua a coltivare veri e propri progetti di eversione democratica, non ci può essere dialogo e non è possibile aprire alcuna stagione di riforme. Sarebbe soltanto “inciucio”, ma da esso, come la storia recente degli anni scorsi insegna, la democrazia e il mondo del lavoro non hanno nulla da guadagnare.


donna di denari