Tav Torino Lione, occorre andare oltre le ideologie

di Vanda Bonardo*, Monica Cerutti**

Dom, 31/01/2010 - 23:10

Quanto è accaduto in questi ultimi giorni in Val Susa è più simile ad uno scontro tra ideologie che ad una reale ricerca di una soluzione al problema dei trasporti in Piemonte e non solo. Gli enormi disagi di cui soffrono quotidianamente i pendolari piemontesi e i tangibili rischi rappresentati dal passaggio di treni diesel e di treni merci nella stazione sotterranea di Torino Porta Susa sono già di per sé più che sufficienti per affermare che ad oggi la prima vera priorità per gli investimenti infrastrutturali non è la TAV Torino-Lione, ma continua ad essere il nodo di Torino.
La completa realizzazione del Sistema Ferroviario Metropolitano è la prima grande opera da concludere per dare una maggior qualità di servizio ai quasi 100 mila cittadini che quotidianamente si spostano in treno tra Torino, la Cintura e l'esterno dell'Area Metropolitana, ma anche per ridurre gli 850 mila spostamenti che ogni giorno avvengono in auto sullo stesso raggio di percorrenza. Analogamente è indispensabile la realizzazione con il minor impatto ambientale della cintura ferroviaria per le merci tra Settimo Torinese e Orbassano per i vantaggi che si ottengono in termini di riduzione del rischio, oltre che per conseguire significativi incrementi di capacità di trasporto per le merci.
Ad oggi, il progetto F.A.R.E. (Ferrovie Alpine Responsabili ed Efficienti), presentato dai tecnici della Comunità Montana Bassa Valle di Susa nel 2008, permane l'unica vera soluzione per affrontare in modo ragionevole e non ideologico la questione TAV Torino-Lione.
La realizzazione della linea Torino-Lione per fasi descritta dal progetto F.A.R.E. prende innanzitutto in considerazione i problemi del nodo di Torino, consentendo di affrontare prima di tutto le vere priorità, utilizzando al meglio la rete esistente e attivando ciascun intervento attraverso un accurato monitoraggio, verificando i risultati raggiunti e consentendo di capire se e quando procedere sia in Torino che sull'intera tratta della Val Susa.
Relativamente alla tratta di valico, i dati più aggiornati (fonte Alpinfo 2009) sul transito merci complessivo tra Italia e Francia (da Ventimiglia a Monte Bianco) in milioni di tonnellate supportano le facili previsioni fatte già due anni fa, ovvero un complessivo movimento stabile o in moderato calo (forse accentuato dalla crisi) per l'interscambio, con uno sgretolamento della competitività della ferrovia rispetto al trasporto su gomma.
Per confronto, il valico concorrente del Sempione-Loetschberg è passato, nello stesso periodo, da 3,5 a 10,0 Mt di merce trasportate all'anno.
Ad oggi non c'è nessuna prospettiva di medio o di lvungo periodo che possa accreditare un significativo aumento della domanda di transito merci attraverso la frontiera italo-francese, men che meno per quanto riguarda il trasporto ferroviario, sempre più marginale lungo la relazione italo-francese e non certo per limiti di capacità della linea recentemente risagomata. Per attirare la domanda di trasporto su ferro è indispensabile impostare una politica di trasferimento che, analogamente a quanto avvenuto in Svizzera, riorienti quote crescenti di traffico merci dalla gomma al ferro, come imposto dal Protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi che però il nostro Governo si ostina a non voler ratificare! Questa politica, nel medio periodo, è sicuramente compatibile con l'infrastruttura di valico esistente, attualmente utilizzata al 30%, così come è stato dimostrato dai tecnici dell'Osservatorio sulla linea Torino-Lione.
Ora si è chiusa una fase che darà l’avvio al progetto preliminare, ma ci resta ancora da capire se e quanto la società vincitrice dell’appalto della progettazione preliminare nei suoi studi comprenderà le diverse alternative compresa l’opzione zero contenuta nel progetto F.A.R.E ovvero quella che in questa fase vuole solo potenziare la linea storica nella valle.
Sempre per quanto concerne le politiche di trasferimento, la Svizzera ha dimostrato che il passaggio dalla gomma al ferro è possibile, anche se richiede tempi lunghissimi per portare dei risultati apprezzabili. Per questo prima si comincia e meglio è.
È doveroso avviare questi percorsi all'interno di una vera pianificazione dei trasporti, anche per il rispetto che bisogna portare a tutti gli abitanti della Val Susa, che rimangono schiacciati da una discussione incomprensibile tra chi da Roma e Torino sbraita e non ha nessun interesse a risolvere i problemi (ma solo a sentire il rumore delle ruspe nella valle) e dall'altra chi blocca i sondaggi, che noi auspichiamo utili per comprendere qualcosa di più.

*Coordinamento Regionale Piemonte SEL
**Coordinamento Nazionale SEL


donna di denari