Dom, 13/06/2010 - 20:45
di Titti Di Salvo
E’ di ieri la decisione del Consiglio dei ministri :da gennaio del 2012 le lavoratrici del pubblico impiego matureranno il diritto ad andare in pensione di vecchiaia solo al compimento dei 65 anni. Quel diritto si potrà esercitare dopo un anno,dunque al compimento dei 66 anni .E’ questo l’effetto ulteriore dello “spostamento della finestra”
Mer, 09/06/2010 - 06:19
Pubblicato ne ilFattoQuotidiano dell’8 giugno 2010 con il titolo Il trucco del “richiamo”
di Massimo Roccella
Ma davvero l’Europa ci impone di innalzare a 65 anni l’età pensionabile delle donne? E come mai questo diktat europeo, che tutti danno per scontato ed incontestabile, si rivolge soltanto alle pubbliche dipendenti? Come mai l’urgenza di cancellare questa “discriminazione” a danno delle lavoratrici
Lun, 24/05/2010 - 06:36
di Franco Astengo
Le brevi note che seguiranno in questo testo contengono una ipotesi di proposta e di iniziativa politica su di un tema che abbiamo definito, riassuntivamente, di “ritorno agli Enti Locali” considerati fattore democratico di decentramento dello Stato. Scriviamo mentre, attorno a noi, ci sono tutti i segnali di un vero e proprio “disfacimento” dell'identità statuale del nostro Paese,
Lun, 24/05/2010 - 06:28
Pubblicato da Il Manifesto
di Francesco Indovina
«Occorre capire come un singolo taglio può essere più o meno dannoso per determinare libertà umane....i governi si sono occupati molto più del salvataggio delle banche che dei senza lavoro», osserva Amartya Sen. In attesa delle decisioni di Tremonti, dopo quelle europee, è possibile avanzare qualche proposta alternativa.
Dom, 25/04/2010 - 22:39
di Alfiero Grandi
Come era prevedibile la crisi greca - purtroppo - è tuttaltro che risolta. La dimensione della crisi greca è presto detta. Il costo del debito pubblico greco in un'asta di titoli a 2 anni ha raggiunto l'11 %. Lvello insopportabile per i conti pubblici del paese. Dalla Grecia viene un messaggio anche all'Italia perchè il suo debito pubblico (oltre il 120 % del PIL) è di poco superiore a quello italiano. Certo il tasso dei titoli pubblici italiani è ora molto più basso, ma è altrettanto vero che non c'è più avanzo primario e quindi il deficit alimenta il debito. Gli acquirenti del debito pubblico italiano sono ormai in maggioranza all'estero.