Volontà di potere che azzera l'autorevolezza

di Marisa Nicchi

Lun, 05/04/2010 - 19:10

Ad ogni inizio di governo la destra presenta subito il conto alle donne. Marca il terreno della sua azione simbolica.  Il governo Berlusconi ad opera del Ministro Sacconi, appena insediato cancellò la legge del centro sinistra contro il ricatto che costringeva le donne ad accettare un’assunzione di lavoro in cambio della firma di una lettera in bianco di dimissioni utile al datore di lavoro in caso di gravidanza. Lavoro e maternità che le donne italiane nella realtà combinano con sapienza e notevole fatica ritornavano simbolicamente alla mercé della convenienza economica. Oggi, a elezioni  regionali appena concluse, sono i neopresidenti leghisti di Piemonte e Veneto che dettano l’agenda annunciando di voler impedire la vendita della pillola abortiva nelle loro Regioni. Uno stravolgimento del loro potere che, in questo caso, si deve limitare ad applicare la legge rendendo possibile l’uso dell’RU 486 e riguardo alla scelta del ricovero in ospedale o al day hospital attenersi al rispetto della decisione medica e della  relazione con la donna.  Invece, l’intento è quello di alzare i muri dello scontro per rendere inutilizzabile un metodo abortivo meno cruente, autorizzato negli ospedali italiani con odioso ritardo rispetto ai numerosi paesi più civili che ne fanno uso da svariati decenni, e adottato con prudenza e rigore nel rispetto della legge 194. Un altro anello che si aggiunge alla linea di rendere difficile l’attuazione della legge 194. Le donne che hanno avuto la necessità di abortire sanno che spesso oltre alle difficoltà della scelta devono affrontare  anche quelle della burocrazia e delle strutture ospedaliere non sempre accoglienti, delle logoranti liste di attesa, dovute a un’obiezione di coscienza che, in alcune città è totale, obbligano a portare avanti la gravidanza fino  il termine dei tre mesi. Situazione che è incompatibile con l’uso dell’aborto chimico che implica, obbligatoriamente, di intervenire entro le prime sette settimane. E’ di questo che si deve parlare e i nascenti gruppi di Sinistra Ecologia e Libertà su questo devono incalzare i nuovi e molto maschi governi regionali. Invece, siamo di nuovo allo scontro ideologico senza fine. Questa vicenda si inserisce bene nella pericolosa crisi democratica del nostro paese. Emerge una concezione del potere personale, che interpreta l’elezione diretta da parte di una maggioranza elettorale come potere onnipotente, sopra la legge dello Stato: la 194, l’autonomia degli ambiti di competenza quello dell’ Aifa, del Consiglio superiore della sanità. Come si vuole forzare i confini dei poteri e delle regole così si forza l’autonomia delle donne, in primis e da sempre quella di decidere del proprio corpo. Il nascente federalismo dei valori che sventola in Padania la bandiera della difesa della vita risponde all’appello delle gerarchie del Vaticano che invitano i cittadini cattolici a violare quelle leggi che “elevano a diritto l’ingiustizia dell’uccisione di bambini innocenti non ancora nati”. Il valore della sacralità della vita nascente si mescola così con la “cattiveria” della politica della Lega verso la vita reale di uomini, donne -anche in gravidanza-, bambine/i respinti nel Mediterraneo, capri espiatori di una calcolo che investe in paura e diffidenza e che non aiuta certo la serena maternità delle “clandestine”. Il miracolo di questa ibrida alleanza è propiziato dalla comune volontà maschile di controllare il corpo femminile e la sua capacità riproduttiva. Unità politicante per mettere in discussione la libertà della donna di decidere se e come diventare madre, se dare corso alla vita che senza il suo grembo non può svilupparsi e che le dà una responsabilità primaria incancellabile. Questo è il punto, le donne continueranno a decidere la loro maternità, o ad abortire con le pillole e senza se questo è ciò che vogliono, nonostante gli incattiviti proclami di capi e capetti e i dettami delle gerarchie vaticane, esempi di massimo potere e minima autorità. E questo continua riguardare tutta la politica, almeno quella cosiddetta ufficiale. 


donna di denari